lunedì 30 aprile 2007

La distribuzione Linux Desktop del Futuro Parte 1

Questo articolo, strutturato in quattro parti, propone alcune riflessioni su come potrebbe funzionare un futuro Desktop Linux. L’articolo non ha la pretesa di essere esaustivo, sebbene l’autore consideri “fattibili” tutti i concetti esposti.


Parte 1: Linux e il Desktop di oggi

Parte 2: Applicazioni

Parte 3: File Management

Parte 4: L’Interfaccia Desktop




Parte 1: Linux e il Desktop di oggi


Malgrado annunci del tipo “Questo sarà l'anno del Desktop Linux” si susseguano ormai da tempo, questi auspici non si sono ancora trasformati in realtà. Le motivazioni sono numerose, ma tutte si ricollegano al fatto che Linux nasce come sistema operativo per server e workstation piuttosto che come soluzione per uso domestico. Questo articolo si occuperà nel dettaglio di come una distribuzione potrebbe essere progettata per rendere competitiva una soluzione Linux Desktop, ma anche come spingerla a diventare leader nel mercato dei computer casalinghi.


Le debolezze di Linux

Una veloce occhiata alle feature di Linux permette di stilare una lista delle problematiche che rendono di Linux una scelta inadeguata per un uso generico in ambiente desktop:



  1. Installare applicazioni è complicato

  2. La struttura delle directory rende la navigazione poco agevole

  3. L'interfaccia è disordinata e incoerente

  4. La comprensione delle funzioni di sistema richiede una curva di apprendimento troppo elevata


Il primo punto è una questione complessa, ma dipende soprattutto dall'uso dei package manager tipici di Linux. La gestione dei pacchetti è uno di quei concetti che sembra grandioso all’inizio, ma che poi fallisce nella pratica. Il problema è che ogni pacchetto ha una complessa quanto specifica catena di dipendenze, e per garantirne la compatibilità con tutte le installazioni è necessario seguire test su tutte le possibili combinazioni! È quindi improbabile che tutti gli utenti siano disposti ad affrontare così tanti problemi, le incompatibilità tra i pacchetti si accumulano, e alla lunga il sistema di gestione dei pacchetti rifiuta le nuove installazioni. Dando ovviamente per scontato che sia disponibile un'interfaccia grafica per le installazioni!


Qualora non fosse presente un installer grafico, la vita per l’utente finale potrebbe complicarsi ulteriormente. Invece di lanciare una GUI (Graphical User Interface) e selezionare le applicazioni desiderate, l'utente dovrebbe aprire un terminale e iniziare a digitare oscuri comandi per i quali non ha nessuna preparazione.


Molti sostenitori dei sistemi a pacchetti minimizzano questo tipo di problema affermando che non esistono gli errori di pacchettizzazione sul sistema XYZ - nonostante l’evidenza dimostri l’esatto contrario - e che se un l'utente sta usando Linux dovrebbe anche essere sufficientemente ”sveglio” per operare da linea di comando. Si tratta di affermazioni semplicemente prive di logica. Gli utenti pretendono che un computer semplifichi loro la vite, e ogni ostacolo che si presenta sulla loro strada non farà altro che condurli verso un'altra piattaforma. La maggior parte delle distribuzioni Linux per desktop sono purtroppo ancora oggi gestite da package manager.


Una certa disorganizzazione nella disposizione dei file di sistema di Linux è la causa della problematica numero due. Il sistema scelto mira a semplificare l'aspetto multi-user dei sistemi Unix, ma sfortunatamente contribuisce a complicare di molto la visualizzazione del sistema da parte dell’utente. Chi ha una certa dimestichezza nell’uso del computer, sa di doversi occupare della directory sulla root e delle sue due cartelle di sistema, ma per utenti alle prime armi anche la presenza di un solo system folder può rappresentare un enorme problema. Sono sicuro che tutti abbiano visto, o sentito parlare almeno una volta di qualcuno che, dopo aver cancellato la sua cartelletta Windows, si aspettasse di vedere l’intero sistema funzionare ancora correttamente. Pretendere che questi stessi utenti siano in grado di capire il significato oscuro di cartelle come “usr”, “bin” e “etc” è forse chiedere troppo. OS X Finder, in effetti, le nasconde alla vista degli utilizzatori.


I problemi collegati ai punti tre e quattro sono invece una conseguenza di alcune decisioni piuttosto interessanti prese nell’ambito della comunità OSS (Software Open Source), delle continue discussioni riguardo al design dell'interfaccia, e delle qualità delle versioni beta dei software da includere nelle release delle distro in cui è coinvolta in prima persona Red Hat. In Windows, per esempio, è presente un’unica cartella non nascosta che raccoglie tutti gli shortcut del menu Start Avvio. L’accesso a questa cartella avviene con un clic del pulsante destro del mouse su Start e quindi sul comando “Esplora”. Sebbene il progetto grafico dell’interfaccia utente di Windows non brilli certo per chiarezza, almeno è coerente. In GNOME e KDE, invece, la cartella che ospita il menu è stata spostata più volte, sballottata a turno tra il GUI Tree, il File Explorer e l’interfaccia Drag/Drop-on-the-menu responsabile delle modifiche, e ogni ambiente proponeva le sue regole su quali specifiche voci di menu potevano essere create dall’utente. Molte di queste controversie sono state in parte appianate, senza però migliorare lo stato di confusione in cui si trova a operare l’utente.


Alla luce ci queste problematiche, ecco alcune considerazioni su come potrebbero essere risolte.


(Continua a Pagina 2)


Riferimenti:


Making desktop Linux software installation easy

The Year of the Linux Desktop: 2003

2004: The Year of the Linux Desktop?

2004 Won't Be the Year of the Linux Desktop

2005 Will Be the Year of the Linux Desktop

Desktop Linux News, Articles, and Forums

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